A 29 anni dalle leggi sulla riforma degli istituti psichiatrici "vi sono ancora cittadini italiani che vivono in strutture definibili manicomiali". È la denuncia di Franco Previte, presidente dell’associazione "Cristiani per servire" (http://digilander.libero.it/cristianiperservire/), a fronte della risposta del Ministero della salute, datata 26 giugno 2007, a una sua istanza nella quale aveva denunciato la "dimenticanza da parte delle istituzioni dei malati di mente e delle loro famiglie". "Il diritto alla salute e alla sua tutela nel ‘rispetto della persona umana’, così come sancisce l’art. 32 della nostra Costituzione afferma Previte , ha una sua priorità e come tale esige in Italia interventi di tutela in modo coordinato e coerente". Tuttavia, nel "Piano sanitario 2006-2008" non si affrontano le "carenze progettuali in favore di pazienti psichici", a differenza di quello precedente, "dove erano previste misure di sostegno alle famiglie". "L’organizzazione dei servizi non è adeguata alle necessità", conclude Previte, sottolineando come la malattia mentale sia stata considerata "un problema sociale e il malato assimilato all’emarginato, all’handicappato, all’anziano non autosufficiente".