Il giorno del funerale di quei "27 angeli" tutti, ricorda don Sceppacerca, "si strinsero attorno a quel cratere di dolore, vicini innanzitutto alle famiglie, per condividere in qualche modo quei giorni pesanti e un futuro ancor più faticoso. Forti risuonarono le parole del vescovo: ‘aiutateci nella vigilanza, aiutateci nella prevenzione, aiutateci a non andare di nuovo via da questa terra!’ Un appello quanto mai attuale". Anche oggi, dichiara il sacerdote, "abbiamo bisogno di parole grandi, capaci di raggiungere il fondo dell’anima, di saziare fame e sete di giustizia e di ricomporre ogni lacerazione". Il dolore, infatti, "non solo scava caverne nel cuore dell’uomo, ma lacera anche i nostri rapporti e aggiunge sospetto a sospetto, giudizio a giudizio". Perciò, "più di ogni altra cosa la comunità di san Giuliano va sostenuta nella fatica di ritrovare se stessa, di segni eloquenti per tutti". Anche la prossima riapertura al culto della chiesa parrocchiale "vuole essere un simbolo di rinascita per l’intera comunità". "Tutto questo, prima di essere un desiderio e un augurio, è conclude don Sceppacerca – compito e responsabilità di ognuno, mezzi di comunicazione compresi. Comunque rispettosi di quello degli uomini, siamo tutti raggiunti dal giudizio della fede e ‘condannati’ alla speranza".