"Dopo la sentenza del processo di primo grado, che ha dichiarato ‘non colpevoli’ gli imputati e in attesa di conoscerne le motivazioni, a dolore si aggiunge dolore. I genitori di quei bambini sentono e gridano di averli persi un’altra volta. E non si rassegnano, meno che allora quando invocarono verità e giustizia". Don Angelo Sceppacerca, sacerdote e giornalista molisano, commenta così, in una nota per il Sir, la situazione a San Giuliano di Puglia dopo la sentenza del processo riguardante il crollo della scuola elementare, in seguito al terremoto che colpì il Molise il 31 ottobre 2002. Nel crollo morirono 27 bambini e la loro maestra. "Nei giorni della tragedia alla sbarra degli imputati osserva Sceppacerca – fu messo Dio: dov’era, mentre la terra tremava e i piccoli non trovavano scampo? Una domanda che non suonò come bestemmia, ma come il grido dell’innocente provato oltre ogni misura". "La fede aggiunge il sacerdote – indicò il volto del Dio crocifisso lì accanto a quei bambini, mentre la solidarietà premurosa e amorevole dei soccorritori si fece prossima a tutte le famiglie comunque colpite". In qualche modo "la sentenza di questi giorni chiama in causa, ancora una volta, Dio perché riconduce la causa di quelle morti direttamente alla natura, mentre la giustizia degli uomini fatica a trovare risposte adeguate a legittime domande". (segue)