"Sulla frontiera di una fede che diventa volto di un uomo che ha accettato di farsi dono, anche la ‘cultura laica’ prende le misure di se stessa, si interroga sulla sua consistenza e sul suo compito nella storia. Non importa se essa arriverà o meno a condividere il motivo ultimo della scelta di un missionario: è certo che non rimane insensibile o distratta". Lo scrive Paolo Bustaffa direttore del Sir in una nota, oggi su old.agensir.it, dedicata al missionario del Pime in mano ai sequestratori nelle Filippine. "Così – si legge ancora – padre Giancarlo Bossi, sconosciuto a molti fino al 10 giugno 2007, è oggi più missionario nel mondo occidentale che in quello orientale. Senza parlare sta provocando domande, spingendo ad alta quota i pensieri liberandoli dall’affanno mediatico, da strumentalizzazioni politiche".
"Il grande assente – conclude Bustaffa citando l’arcivescovo di Milano – è più che mai presente. Un’affermazione che ogni giorno trova conferma quando chiunque, accendendo radio o televisione, spera di ascoltare come prima notizia: ‘Padre Giancarlo Bossi è libero’.
Trova conferma in quella comunicazione che unisce il missionario alla comunità cristiana che é in preghiera con lui e per lui. E ancora trova conferma in quella comunicazione che lo unisce a tutta la società grazie a una ‘cultura laica’, forse dubbiosa, ma certamente sorpresa da quest’uomo dell’Essenziale".