"Il rischio è messo sempre nel preventivo dai missionari, che vivono in situazioni di frontiera: questo vale per i sequestri, ma anche per le malattie": a dichiararlo al Sir è padre Piero Gheddo, missionario del Pime, con grande esperienza dell’Asia, ad un mese e un giorno dal rapimento di padre Giancarlo Bossi, nelle Filippine. "La disgrazia di padre Bossi e del Pime sottolinea padre Gheddo ha anche un aspetto positivo: finalmente si comincia a parlare della fatica dei missionari, che sono pronti a donare la loro vita per Cristo". Nel mondo di oggi, continua padre Gheddo, "ci lamentiamo che c’è troppa immoralità e che dovremmo impegnarci di più: ecco, sarebbe auspicabile che nei mass media, nelle scuole, nella cultura italiana si parlasse di più di queste persone capaci di donare la vita per gli altri. I missionari, che vivono in situazioni estreme, potrebbero essere un modello di vita per i cristiani". Padre Bossi "potrebbe diventare un simbolo per i giovani se si facesse conoscere di più la sua storia", ma, soprattutto inizialmente, "si è parlato poco del suo rapimento sia perché è avvenuto in un luogo sperduto sia perché non vi erano implicati America, Israele o altre potenze e, di conseguenza, non faceva notizia". "Troppi media osserva preferiscono occuparsi di scandali, violenze, omicidi, mentre del bene non parlano".