SANTA SEDE: DICHIARAZIONE CONGREGAZIONE DOTTRINA FEDE. CARD. KASPER, "CONTINUARE UN DIALOGO SERENO" (3)

La Dichiarazione "non fa altro che evidenziare – ha spiegato il card. Kasper – che noi usiamo la parola Chiesa attribuendo ad essa un significato che non è pienamente uguale". La Dichiarazione, dunque, "rende servizio alla chiarezza e di conseguenza al progresso del dialogo". Ma, ha sottolineato il porporato, "senz’altro alla base del dialogo non vi è ciò che ci divide, ma ciò che ci unisce, e che è più grande di ciò che ci divide". Pertanto, "non si deve sorvolare su quanto la Dichiarazione afferma in modo positivo riguardo alle Chiese protestanti, e cioè che Gesù Cristo è effettivamente presente in esse per la salvezza dei loro membri". Infatti, "tenendo conto del passato, non si tratta di un’affermazione ovvia. Include il riconoscimento del battesimo, e pur tenendo conto delle importanti differenze che esistono, la Dichiarazione, sulla scia del Concilio Vaticano II, contiene anche una serie di affermazioni positive sull’ultima Cena celebrata nella Chiesa protestante (Decreto sull’Ecumenismo, ur 22)". Quindi, "la Dichiarazione non costituisce un regresso rispetto al progresso ecumenico già raggiunto, ma ci impegna a risolvere i compiti ecumenici che ci stanno ancora davanti. Queste differenze (nella definizione di Chiesa, n.d.r.) dovrebbero spronarci e non sconvolgerci purché le chiamiamo per nome. La Dichiarazione è un invito urgente a continuare un dialogo sereno".