"Parteciperò con una certa commozione alla messa in latino. Gusterò la liturgia con maggiore attenzione alle parole che vi vengono pronunciate. Allo stesso tempo non vorrei essere distratto solo dal modo di pregare, perché l’importante è la preghiera stessa, è il rapporto con Dio che nell’Eucaristia si vive comunitariamente". Franco Cardini, storico e studioso della Chiesa, spiega al Sir di aver "molto apprezzato il contenuto del Motu Proprio di papa Benedetto XVI, il cui elemento di fondo mi pare il richiamo all’unità" dei credenti. Presente a Strasburgo nella sede dell’Europarlamento per partecipare a un convegno sul futuro dell’Europa, Cardini cita le "radici greche e romane della nostra cultura" e lo "stretto rapporto" tra cristianesimo e mondo latino. "Non vorrei però aggiunge che questo provvedimento sia frainteso. Il latino nella messa non è certo reso obbligatorio, ma lo si utilizzerà se richiesto e nelle occasioni opportune. Mi preoccupa infatti che qualcuno voglia tornare indietro nel tempo, o che si utilizzi il cristianesimo come bandiera o arma dell’Occidente" contro altre civiltà. "Mi auguro conclude lo studioso – che la messa in latino non sia fraintesa da chi fino a ieri prendeva con l’ampolla l’acqua alle sorgenti del Po, salvo poi diventare improvvisamente difensore dei valori cristiani e della famiglia".