POLITICA ITALIANA: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Pochissime cose sembrano certe, nell’intrico di una politica italiana ancora ben lontana dalle meritate vacanze: tra queste forse la data di chiusura della raccolta di firme per l’ennesima proposta di referendum elettorale di questa interminata transizione, tra meno di due settimane. Come per molte altre recenti vicende, non ultimo la ciclica questione dei segreti dei servizi segreti, l’impressione peraltro nell’opinione pubblica è quella di un continuo ritorno: dopo i plebiscitari referendum del 1993 – quando, più che il merito delle proposte abrogative, era all’ordine del giorno la questione politica di Tangentopoli e dintorni – per ben due volte i cittadini sono stati chiamati alle urne per introdurre dosi sempre più rilevanti di maggioritario, il 18 aprile 1999 e il 21 maggio 2000: in entrambi i casi mancò il quorum. Certo, le regole sono decisive, ma, in una democrazia matura, ancora di più lo sono il tono e la qualità dell’offerta politica e degli attori della stessa: non solo i leader, ma anche e soprattutto forze politiche e relativi programmi.
Lo dimostra il processo di eterogenesi dei fini, per cui, con paradosso solo apparente, il bipolarismo di questi anni, divenuto pressoché totale in occasione delle ultime elezioni politiche, dopo l’ultima riforma elettorale de 21 dicembre 2005, ha finito con l’accentuare la frammentazione, ha moltiplicato i soggetti politici, ha comportato quello che i politologi definirebbero un senso di stallo intra-coalizionale. Per fortuna il lessico politico conia sempre nuove parole: ma le discussioni interminabili sul "tesoretto" e lo "scalone", lo dimostrano nel modo più tradizionale. Né l’Europa aiuta: il processo, troppo ambiziosamente definito costituente, a causa anche dell’"ingorgo istituzionale" determinato dall’allargamento, si è arenato. Quel barlume di definizione di poli di aggregazione politica nei gruppi parlamentari e nei "partiti" europei sembra essersi in sostanza arrestato, salvo forse fare emergere una trasversale crisi del socialismo europeo, accentuata dalle recentissime elezioni in Francia ed in Belgio.
E’ insomma una situazione che dimostra la fondatezza di coloro che da tempo studiano l’"ambivalente stabilità" delle democrazie contemporanee. L’accumulo di quelle che Linz ha definito le "frustrazioni politiche" nei cittadini, di cui è specchio evidente oggi la trasversale denuncia dei costi, degli sprechi, dei privilegi della politica, esige delle risposte. Esige di aprire un tempo dell’investimento, una prospettiva di ampio respiro, su cui spicca l’agenda indicata nei temi delle Settimane sociali, dalla loro ripresa, nell’ormai lontano 1991, su "i cattolici italiani e la nuova giovinezza dell’Europa", attraverso i temi dell’identità nazionale, della società civile e della democrazia, fino a quella imminente, dal 18 al 21 ottobre, sul "bene comune, oggi: un impegno che viene da lontano".