SIR EUROPA: A DODICI ANNI DALLA STRAGE DI SREBRENICA, "LA COSA PIÙ ORRIBILE" (2)

"L’11 luglio – scrive ancora Elvira Mujic ricordando ancora l’eccidio di Srebrenica avvenuto nel 1995 – il giorno del dolore collettivo, il giorno in cui immagini di qualche telegiornale mostrano tanti volti radunati insieme a seppellire ossa trovate nel corso dell’anno. L’11 luglio è il giorno delle promesse, delle scuse, delle accuse. È il giorno in cui il revisionismo viene messo a tacere dalle bare che sfilano, nelle quali leggere ossa raccolte forse riposano. È il giorno in cui tutto il mondo s’indigna per quello che è successo, ma se per caso viene emessa qualche sentenza a marzo, nessuno se ne cura, perché l’11 luglio è lontano. E se qualche criminale ancora passeggia libero e venerato, solo l’11 luglio qualcuno azzarda la promessa di prenderlo nel volgere di poco. Poi le luci si spengono e la violenza torna nel dimenticatoio; l’ingiustizia diventa di nuovo tollerabile e altri morti sensazionali riempiono le pagine dei giornali, fino a quando non diventeranno noiosi anche quelli, ma ce ne saranno di nuovi. E così, dopo l’Argentina è arrivato il Rwanda, nel 1994, e poi Srebrenica nel 1995; e dopo Srebrenica si sono aggiunte altre guerre, altre stragi, altre immagini drammatiche, altra indifferenza, altro dimenticare. Sempre così all’infinito, mentre i figli di quei morti continuano a dover camminare sulla terra dell’ingiustizia".