"La cosa più orribile sono le lettere che tornano indietro, quelle scritte dalla mamma nel periodo che va da inizio giugno 1995 in poi. Papà non le ha mai ricevute". E ‘ un passo della lettera aperta di Elvira Mujcic, diffusa da "inifinitoedizioni" e ripresa da SirEuropa da questa sera on line. E’ una delle molte testimonianze di chi ha perso familiari, amici e parenti nel massacro di Srebrenica (Bosnia Erzegovina) compiuto l’11 luglio 1995 dal generale serbo Ratko Maldic e dai suoi militari in una zona che avrebbe dovuto essere protetta dalle forze Onu. I colpevoli, molti dei quali latitanti, sono affidati al Tribunale penale internazionale per l’ex Juogoslavia: le vittime, innocenti e inermi, furono non meno di 7.800. Di questo eccidio, scrive Elvira Mujic "gli osservatori se ne ricordano sempre e solo nel giorno dell’annniversario, il giorno in cui i nostri morti possono essere una notizia. Gli altri giorni non lo sono. Gli altri giorni rimangono a noi". La giovane donna bosniaca ricorda le ultime lettere ricevute dal padre: "Le sue parole di speranza nella fine vicina della guerra, i suoi progetti per il futuro, il suo sogno di poter di nuovo mangiare le torte fatte dalla mamma, tutto diventa così vivo in questi pezzi di carta che la sua scoparsa diventa ancor più inaccettabile". (segue)