La pubblicazione del Motu Proprio è stata accompagnata da diversi timori. Si è anche parlato di attacco al cammino intrapreso con il Concilio Vaticano II… "Se questo attacco afferma mons. Semeraro – lo si attribuisce alla persona del Papa, l’idea mi parrebbe ridicola al punto da non poterla neppure prende in considerazione. Al Papa, piuttosto, sta davvero a cuore la fedeltà al Concilio e questo pure ricordando con franchezza quanto dopo il Concilio ma non a motivo del Concilio, aggiungerei ne è venuto in «deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile». Benedetto XVI scrive, nella Lettera, senza mezzi termini che il timore che ne risulti intaccata l’autorità del Concilio è infondato". Per mons. Semeraro, "diverso è, invece, se si considera il rischio che il Motu Proprio sia letto e applicato proprio in direzione anticonciliare. Da questa possibilità mette in guardia lo stesso Benedetto XVI nella Lettera inviata ai vescovi". Riflettendo sugli aspetti ecclesiologici del documento, mons. Semeraro afferma: "La Chiesa non è prima di tutto un’organizzazione e un’istituzione; essa è prima di ogni cosa una vita… Come in ogni autentica vita il passato cresce e si sviluppa nel nuovo e questo a sua volta lo conserva e lo sviluppa. Ciò richiede secondo i casi e in modi diversi sia la conservazione sia il cambiamento. Penso che la Lettera del Papa intenda richiamare anche questo".