Per questo Cingoli fa sua la proposta rilanciata di recente in un convegno di europarlamentari a Bruxelles di "una nuova Conferenza internazionale, dopo quella di Madrid del ’91, che riesumi questa parte della oramai defunta Road Map e svolga una funzione di accompagnamento ai partner negoziali troppo dimessi e troppo recalcitranti". Tale conferenza, spiega Cingoli, "potrebbe basarsi sul Piano Arabo di pace, del 2002 che rappresenta oramai ‘l’unico gioco sul tavolo’, dopo il fallimento del processo di pace a tappe, da Oslo alla Road Map, e dell’unilateralismo sharoniano. Ma è probabilmente necessario che la Conferenza si svolga sulla base di una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che detti le linee guida del possibile accordo finale". Una "variante possibile, ma non necessariamente alternativa", è quella chiamata "Syria first" ovvero "rilanciare il negoziato con la Siria, accogliendo le reiterate proposte di trattative senza precondizioni rilanciate da Damasco, proposte peraltro preparate da sostanziosi negoziati informali condotti a livelli molto alti negli scorsi mesi. Anche da questo punto di vista conclude – una Conferenza potrebbe svolgere una funzione di raccordo tra i diversi negoziati, incluso quello con il Libano, garantendone, in mancanza di una opportuna ma improbabile simultaneità, almeno una necessaria e stretta correlazione".