"Il nostro sogno è quello di una chiesa ‘estroversa’, accogliente e capace di ascoltare". E’ quanto ha detto questo pomeriggio mons. Francesco Montenegro, presidente della Caritas italiana, intervenendo sul tema "Una Chiesa che accoglie è una Chiesa che ascolta" al convegno nazionale dell’Ufficio per la pastorale dei circensi e dei fieranti della Fondazione Migrantes, in corso a Brancaleone (Rc) fino a venerdì. Per il presule prima di parlare di Chiesa occorre parlare di Dio: "Il nostro è un Dio inquietante e scomodo, perché è tra noi e con noi. Ha la faccia da uomo, ha fame, sete, è solo, senza vestiti, malato". Ed allora la Chiesa fa dell’amore per l’uomo, ha aggiunto, "il suo credo e scende, come Cristo, sulle strade per gridare la profezia e per scandalizzare con i gesti dell’amore. Non sta alla finestra e non prende le distanze da ciò che succede fuori, si apre al mondo anche se è il mondo della violenza, delle periferie, della mafia, della disoccupazione, dello squallore, di coloro che non hanno mai sentito parlare di Dio. Sta là dove la gente lavora, soffre, gioisce, abita, vive". Una Chiesa che "guarda al povero, non come problema ha detto mons. Montenegro – ma come ricchezza. Chiesa che si occupa delle cose di Dio, ma sa che ciò che sta a cuore a Dio sono le cose degli uomini. (segue)