"La revisione delle linee applicative della legge 40, se indirizzata alla soppressione dei vincoli attuali alla creazione di embrioni destinati all’impianto, alimenterebbe di fatto la produzione di embrioni soprannumerari rispetto alle esigenze della procreazione assistita" che, "magari sotto la copertura di strategie semantiche fuorvianti", potrebbero "essere destinati ad altre esigenze". Così Luca Marini, presidente del Centro di studi biogiuridici Ecsel e vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), interviene oggi nel dibattito seguito alla presentazione al Parlamento, lo scorso 2 luglio, della Relazione sullo stato di attuazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma). Per Marini, che è anche delegato italiano al Forum dei Comitati etici dei Paesi Ue, "sarebbe così aggirato il divieto di creare embrioni a scopo di ricerca, sancito dalla legge 40 in ossequio alla Convenzione di Oviedo, e si favorirebbe lo sviluppo di un vero e proprio mercato,anche transfrontaliero, di linee cellulari embrionali". Di qui la necessità di "una comunicazione rigorosa e obiettiva, capace di evidenziare i potenti interessi" che "si celano dietro pretese esigenze della ricerca" e contrastano "con il primato dell’essere umano".