LETTERA ALLA CINA: GIOVAGNOLI (STORICO), "UNA GROSSA NOVITÀ"

"Dal punto di vista storico, la Lettera rappresenta una grossa novità. Anzitutto, è la prima Lettera che si rivolge esplicitamente ai cattolici della Repubblica popolare cinese. Inoltre, l’argomentazione che è molto ampia e articolata non fa nessun riferimento a prese di posizione dei documenti precedenti il Concilio Vaticano II. Tutto ciò sta a indicare come il Papa abbia voluto mostrare un atteggiamento della Chiesa cattolica che non tiene conto del passato lontano, piuttosto guarda all’oggi e soprattutto al futuro, con grande apertura, che mi sembra la nota di fondo di questa Lettera, che è molto aperta al dialogo profondo, a guardare in faccia i problemi e disponibile a considerare le posizioni degli altri". A dichiararlo al Sir, in un’intervista oggi on line con altri servizi (old.agensir.it), è lo storico Agostino Giovagnoli, esperto di questioni cinesi. Per lo storico, la revoca di tutte le facoltà che erano state concesse per far fronte a particolari esigenze sorte nei tempi difficili "è il segno che Benedetto XVI vuole chiudere un periodo in cui c’è stata la presenza clandestina di molti cattolici in Cina e, contemporaneamente, un cattolicesimo ufficiale o patriottico". Il progetto del Papa è che "la Chiesa cattolica in Cina esca tutta allo scoperto, unita in modo da avere una posizione, al tempo stesso, di rispetto ma anche di autonomia nei confronti del Governo".