Ed è su queste dinamiche che riflettono appunto i nove contributi che costituiscono il Rapporto, proteso a immaginare quale sia il futuro da costruire nella zona metropolitana di Milano "dove vive il 40% dei lombardi e che si qualifica per l’alta mobilità sono 600.000 gli ingressi quotidiani, con una popolazione diurna che, nella zona 1-Centro, è più del doppio di quella residente e per il forte profilo produttivo". Milano, con la sua provincia, "si conferma, infatti, il principale centro economico nazionale, con oltre 350.000 unità produttive e 1.700.000 addetti, superando così le altre due grandi città metropolitane, Roma e Napoli", viene notato nel Rapporto. "Milano è certamente amata, ma per vivere insieme", ha spiegato monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare per la Città, "si deve evitare la frammentazione che è causa principale dell’incomunicabilità. Il ‘nuovo’ c’è e ma bisogna prendere sul serio il futuro, scommettendo sulle giovani generazioni e sulle fiducia. La politica, l’economia, i beni materiali da soli non bastano, occorre un surplus di spiritualità che è la risorsa più importante".