"Un patto sociale per favorire l’integrazione dei soggetti svantaggiati": lo chiede oggi il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), proponendo di costituire in tutti i territori “spazi pubblici” in cui "cooperazione sociale, Enti pubblici, imprese e sindacati elaborano insieme politiche sociali, sanitarie e per il lavoro in modo integrato". L’occasione per illustrare la proposta è stata il convegno finale, svoltosi a Roma, di due progetti sul tema dell’inserimento lavorativo delle persone ex-tossicodipendenti e dei “soggetti svantaggiati” in genere. Dalle ricerche emergono alcuni ostacoli all’integrazione delle fasce deboli: "forti differenziazioni territoriali; mancato decollo dell’integrazione, tra le politiche attive del lavoro e le politiche sociali e sanitarie rivolte alle persone svantaggiate; un’ottica ancora diffusa che considera le persone più ‘deboli’ non come dei lavoratori veri e propri, ma come meri destinatari di interventi assistenziali; un ruolo della cooperazione sociale di tipo B (quella dedicata proprio all’inserimento lavorativo dei “soggetti svantaggiati”) marginale e subordinato". Lucio Babolin, presidente del Cnca chiede agli Enti locali "di destinare maggiori risorse per interventi di workfare, in modo da trasformare il maggior numero possibile di persone da destinatari di interventi socio-assistenziali a produttori di reddito". ” ” ” ” ” “