"Quella del servizio pubblico non deve essere una televisione mortificata, mutilata, castrata" scrive Rossi "semmai una tv garantita. Il servizio pubblico ha bisogno di non giocarsi spericolatamente credibilità ma legittimarsi continuamente e deve sapere accettare sfide difficili come recuperare l’ascolto giovanile rispetto alla tv commerciale". Davanti a un servizio pubblico così concepito ci sono alcune difficoltà. "La prima è l’esigenza del cosiddetto ‘passo indietro’ dei partiti che impone la ricerca di ogni possibile accorgimento di carattere istituzionale quanto a proprietà, formazione di organi di garanzia o di gestione". L’altra difficoltà ravvisata da Rossi "è il riparto delle risorse tra pubblico e privato. E’ demagogico dichiara – lamentare certa degradante mercificazione dei programmi e nello stesso tempo pretendere di porvi rimedio attraverso la privatizzazione o il diniego al servizio pubblico di un canone adeguato". "Il nostro servizio pubblico è la ricetta di Rossi dovrebbe riappropriarsi di quote di ideazione-produzione con lo scopo di ridiventare un dominus responsabile del prodotto e ricostituire un patrimonio interno di professionalità non meramente organizzative".” ” ” “