A creare oggi le maggiori difficoltà nel dialogo ecumenico sono "le divergenze tra comunità protestanti e Chiesa cattolica sulle questioni teologico-dogmatiche. Con la Chiesa ortodossa, invece, occorre migliorare i rapporti personali di conoscenza e fiducia". E’, in estrema sintesi, il bilancio del cammino ecumenico tracciato al Sir dal card. Peter Erdö, arcivescovo do Esztergom-Budapest e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), alla vigilia della Terza Assemblea ecumenica europea (Sibiu, 4-9 settembre). "Sul modello delle relazioni di amicizia, rafforzate in questi ultimi decenni nell’Europa occidentale tra cattolici e protestanti, dobbiamo impegnarci per un analogo miglioramento con gli ortodossi, più vicini peraltro a noi sulle questioni dogmatiche e, di conseguenza, anche sulle questioni etiche da mesi all’ordine del giorno in Europa". Quanto al continente dai "due polmoni", il presidente Ccee afferma che tra i nuovi Paesi membri, pur con diverse delusioni rispetto alle attese, "rimane ancora forte la speranza nell’Ue, perché essa appare garanzia della convivenza pacifica tra i popoli", ma "occorre superare i nazionalismi residui". La Chiesa, dal canto suo, "sta seguendo con particolare impegno questo processo di riconciliazione".