"I problemi interni alla scuola devono essere risolti a scuola". A pronunciare un forte "no" a quella che definisce "l’educazione per via giudiziaria" è il pedagogista Mario Pollo, docente all’Università Salesiana e alla Lumsa, che interpellato dal Sir commenta in questi termini la proposta del Ministro della Salute, Livia Turco, di avviare "un’attività ispettiva dei Nas nelle scuole di tutta Italia", al fine di contrastare la diffusione della droga tra gli studenti. "Una scuola che si rivolge ai carabinieri dichiara Pollo è come un’azienda che porta i libri contabili in tribunale: vuol dire che è fallita, cioè che non si riconosce più come istituzione in grado di educare ai giovani". Per combattere fenomeni come il consumo di droghe o il bullismo, sostiene invece Pollo, "si deve aiutare la scuola a fare bene il proprio lavoro. Solo in caso di reati penali bisogna far entrare le forze dell’ordine". "L’educazione ad uno stile di vita centrato sulla sobrietà, l’autonomia, la responsabilità, la coscienza di sé, e non la ricerca di stati alterati di coscienza": questi i valori da promuovere a scuola. "Quando si etichettano i giovani dal punto di vista giuridico o penale osserva Pollo – si trasforma la trasgressione o la devianza in qualcosa di più strutturato e più stabile".