Dare priorità "a politiche di sostegno alla famiglia stabilita in Costituzione" e promuovere "un’educazione alla famiglia per salvarla, non con leggi e sentenze, ma con una libera e critica rivoluzione culturale, da insidiosi e potenti cattivi maestri". Queste le indicazioni emerse oggi alla Conferenza nazionale sulla famiglia nel corso della relazione del giurista Francesco Paolo Casavola, intervenuto su "Famiglia e diritti". La Costituzione, ha ricordato, laddove nell’art. 29 parla di "diritti della famiglia", viene comunemente interpretata "come diritti nella famiglia, vale a dire diritti di coloro che nell’ambito familiare hanno lo ‘status’ di genitore, coniuge, figlio". Ma "questa lettura, nella sua radicale portata individualistica, finisce con il dimenticare che il riconoscimento della Repubblica ha per oggetto una comunità originaria, non individui singoli". "E’ il matrimonio ‘ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare’ ha aggiunto il fondamento della famiglia". Una proposizione del dettato costituzionale che già basta "a persuadere che la famiglia ha diritti, che non si esauriscono in quelli individuali dei suoi membri". (segue)