C’è "il rischio che alla fine la riforma passi solo come modifica dei criteri di nomina del Cda", mentre "dopo 30 anni dalla riforma del 1975, ci si sarebbe potuto aspettare una riforma organica dell’intero settore e non solo del servizio pubblico". E’, in sintesi, il giudizio di Franco Mugerli, presidente del Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione), sul disegno di legge di riforma della Rai presentato dal Consiglio dei ministri. Di fronte alla paralisi e ingovernabilità dell’azienda di viale Mazzini, in una nota per il Sir oggi su (old.agensir.it) Mugerli rileva che "la crisi del servizio pubblico non è solo gestionale". Dopo il 1975 "non è più stata approvata una riforma organica del servizio pubblico, ma solo correttivi" nonostante "l’intero panorama televisivo nazionale e internazionale si sia profondamente modificato. Ad essere in crisi è il ruolo stesso del servizio pubblico", la cui differenza con la tv commerciale "è oggi attenuata". La riforma prevede il passaggio della proprietà Rai dal ministero dell’Economia ad una Fondazione "garante dell’autonomia del servizio pubblico dalla politica", e "un governo ampio di undici membri". Il presidente Copercom si chiede: "Basterà questa riforma per aprire alla società la Rai e tenerla lontana dalla partitocrazia, vera malattia del servizio pubblico?".