ASSEMBLEA CEI: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

"C’è una chiesa di popolo, concreta, vicina alla gente, ogni giorno, nella prima prolusione di mons. Bagnasco all’Assemblea generale della Cei. Una Chiesa missionaria, che ha al suo centro Cristo, la persona reale di Cristo, così come Benedetto XVI l’ha presentato nel suo recentissimo libro. C’è il progetto culturale, con la "questione antropologica", c’è la Caritas, l’esperienza dei "centri di ascolto", la vicinanza con quelli che non riescono ad arrivare alla fine del mese, con le giovani famiglie che si scontrano con un mercato immobiliare che non ha nessun rapporto con le retribuzioni normali. C’è ovviamente la famiglia, il recentissimo family day, la sua ottima risuscita, frutto dell’iniziativa di un laicato che certo non è "afasico", ma convinto e protagonista. C’è insomma, dietro le parole di mons. Bagnasco, una chiesa che ha un "rapporto con la società italiana che resta significativo e rilevante, perché basato sulla reciproca conoscenza e su un ascolto autentico da entrambe le parti". C’è una chiesa capace di parlare con serenità e franchezza, di dialogare con tutti: "la nostra parola non ha mai doppiezze". Proprio così. C’è bisogno di un "pacato, responsabile e costruttivo dialogo", nella società italiana. E Bagnasco, in sintonia con il Capo dello Stato, ha ribadito che la chiesa – in tutta la sua articolazione, fatta di preti e laici, di movimenti, di associazioni, di parrocchie – vuole partecipare a pieno titolo a questa stagione impegnativa, "risvegliando anche quelle forze spirituali e morali senza le quali un popolo non può svettare". Il punto è proprio qui. Mentre si discute di debolezza della politica e si registra anche ai massimi livelli istituzionali un sentimento diffuso di malessere, il vero punto è investire su tutto quello che fa crescere, che rappresenta l’identità, il vincolo, il futuro. L’Italia è molto ricca di potenzialità e di risorse, ma rischia ogni tanto di chiudersi in una situazione di stallo. Per questo ognuno deve guardare in faccia la realtà, misurarsi con l’identità del paese e farla crescere, con coraggio e apertura, chiamando le cose col loro nome. Riconoscere che nell’identità profonda del paese, a partire dalla famiglia, c’è una vivace eredità cristiana e impegnarsi per salvaguardarla e svilupparla non significa rivendicare potere alla Chiesa o a qualche parte politica. La Chiesa, lo ha scandito a più riprese il Papa, non rivendica spazi di potere: c’è da credergli. Sui valori e sui principi, sui grandi temi, come la solidarietà, la famiglia, l’educazione, il valore della persona umana, anacronistiche contrapposizioni non hanno ragione d’essere. Saremmo solo tutti più deboli e più soli. Contro il bacillo della "decadenza", che serpeggia qua e là, servono parole credibili, impegnative e sincere, da parte di tutti, che diventano testimonianza di impegno, serietà e di fiducia".