"La reazione rabbiosa di taluni nasce dal voler rimandare la fede ad un ambito assolutamente privato". Commenta così, in un’intervista domani su old.agensir.it, i ripetuti attacchi verbali alla Chiesa e a suoi rappresentanti Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale alla facoltà di lettere e filosofia di Messina, che aggiunge: "C’è un nodo culturale irrisolto: quello relativo alla corretta concezione dell’ambito pubblico e della sfera privata, laddove, con molto semplicismo, la fede, secondo alcuni, deve rimanere nel privato e l’ambito pubblico deve essere lasciato alla gestione di un ‘sano’ laicismo". La fede come ambito privato, osserva la docente, "è il lascito di un certo modo di intendere il rapporto tra fede e politica, fede e cultura, fede e sociale". Oggi, aggiunge, "di fronte alla presenza pure massiccia di religioni diverse, ma che rivendicano in maniera molto più radicale la posizione della fede proprio nel pubblico, i cattolici e la Chiesa stanno ripensando ad una dimensione della propria fede che possa avere anche un’espressione nel sociale". Perciò, "anche un vescovo che parla è un cittadino italiano, che è impegnato all’interno di una istituzione pubblica e dice la sua specialmente in ordine a quei valori eticamente sensibili come la vita, la famiglia, il ruolo della donna".