"Non parliamo dall’alto, né vogliamo fare in alcunché da padroni", ha puntualizzato il presidente della Cei: "Ci preme Cristo e il suo Vangelo, null’altro. Lo annunciamo come misura piena dell’umanesimo, non per rilevare debolezze o segnare sconfitte, ma per un’obbedienza che è esigente prima di tutto verso di noi, e che è promozione di autentica libertà per tutti". "La nostra parola ha aggiunto non ha mai doppiezze. Con trasparenza, siamo a servizio della gioia. Nel nostro orizzonte non c’è un popolo triste, svuotato dal nichilismo e tentato dalla decadenza. C’è un popolo vivo, capace di rinnovarsi grazie alle proprie risorse e alla propria inevitabile disciplina, capace di non tradire i suoi giovani, capace di parole credibili nel consesso internazionale". E’ grazie a questo stile, secondo Bagnasco, che "il rapporto della Chiesa con la società italiana resta significativo e rilevante, perché basato sulla reciproca conoscenza e su un ascolto autentico da entrambe le parti. La gente di tutti i giorni, quella della strada – cioè della vita semplice, quotidiana, spesso dura – sa che le nostre porte sono sempre aperte per chiunque, sa che accogliamo tutti, che non portiamo rancore, che siamo sempre pronti a ricominciare" (segue).