“Progetto Rachele” è un aiuto al sacerdote per “svolgere adeguatamente il ministero nei confronti delle donne che vivono nel senso di colpa implacabile di avere violato il codice etico nel modo più grave, di una madre che viene meno al suo istinto naturale, di protezione del proprio bambino”. Lo ha detto il domenicano Alejandro Crosthwaite, docente di Dottrina sociale alla Pontificia Università San Tommaso D’Aquino e tra i sacerdoti impegnati nel servizio di cura post-aborto, ieri, in conferenza al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, a Roma. Proprio “in quanto maschio”, ha aggiunto padre Crosthwaite, il sacerdote può “aiutare la donna a guarire dalla ferita del rancore verso gli uomini”. Sempre ricordando, però, che egli è “soltanto lo strumento e il segno della Misericordia di Dio”, colui che annuncia che “Dio è Amore, più forte e potente del peccato”. “Il guaritore è Gesù”, ma, “il sacerdote può segnare la mappa stradale nel cammino dell’anima verso la terra della Pace e dell’Amore”.