MONS. BETORI: NO AD UN "BUONISMO ALLA FINE PERDENTE" (3)

"Se vogliamo difendere il vero volto dell’uomo – ha chiarito mons. Betori – abbiamo bisogno di riscoprire il volto di Dio. E il volto di Dio è l’amore", non però "l’amore debole che nasconde la verità, che crea ambiguità sotto il velo della falsa tolleranza, bensì quello esigente che non rinuncia a ferire per curare, a distinguere per poter allacciare ponti veri e non a voler rendere tutto fittiziamente omologo, a richiamare alla responsabilità senza indulgere in un buonismo alla fine perdente". "Solo da questa carità nella verità – ha aggiunto – può scaturire quella capacità di costruzione della comunione che segna tante vicende della vita di Sant’Ubaldo e che la seconda lettura, tratta dalla lettera di San Paolo agli Efesini, descrive nei termini della benevolenza, della misericordia, del perdono, della carità a imitazione di Cristo". A giudizio del presule, "questa visione alta della carità, che non rinuncia alla verità, ma proprio per questo è capace di generare progetti di novità di vita nella sfera individuale e in quella sociale, è ciò che è chiesto oggi ai cattolici".