Nichilismo e relativismo, ha aggiunto mons. Betori, "delimitano gli spazi del riconoscimento dell’altro chiudendo all’accoglienza di chi è diverso per etnia, cultura e religione"; "negano possibilità di crescita per tutti mantenendo situazioni e strutture di ingiustizia sociale"; "oscurano la verità della dualità sessuale"; "scardinano la natura stessa della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna". A giudizio del presule, "occorre avere consapevolezza di questa battaglia in corso attorno alla persona umana e alla sua dignità e di quanto essa sia decisiva per il futuro della società, ma occorre anche riconoscere che può salvarci solo il riferimento al Dio creatore e alla sua legge scritta nei nostri cuori". Come Sant’Ubaldo "si colloca al di sopra di una visione puramente umana delle cose e si pone nella prospettiva di Dio, altrettanto anche noi oggi siamo chiamati ha osservato mons. Betori – a discernere e giudicare il presente con gli occhi di Dio e a chiedere a tutti, credenti e non credenti, di fare altrettanto se vogliamo salvare il nostro futuro, a vivere tutti come ci ha invitato Benedetto XVI ‘etsi Deus daretur’, ‘come se Dio esistesse’, ribaltando l’ipotesi che ha retto il pensiero e l’agire della modernità, l”etsi Deus non daretur’, il ‘come se Dio non ci fosse’ che ha prodotto i forni di Auschwitz e i gulag della Siberia". (segue)