“L’impegno politico non è di competenza immediata della Chiesa", ha ribadito il Papa riprendendo il tema dell’impegno dei cristiani nel mondo. "Il rispetto di una sana laicità è essenziale", ha continuato sottolineando che se la Chiesa si trasformasse in un soggetto politico, "non farebbe di più per i poveri e per la giustizia, ma di meno, perché perderebbe l’indipendenza e l’autorità morale, identificandosi con un’unica via politica e con posizioni parziali opinabili". Invece, "la Chiesa è avvocata della verità, della giustizia e dei poveri, proprio perché non si identifica con i politici né con gli interessi di partito". E così "può insegnare i principi e i valori inderogabili, orientare le coscienze e offrire un’opzione di vita". Vocazione della Chiesa è di "educare alle virtù individuali e politiche". Dunque, i laici cattolici, "coscienti delle loro responsabilità nella vita pubblica", devono essere "presenti nella formazione del consenso necessario e nell’opposizione alle ingiustizie". Perciò, ha affermato Benedetto XVI, occorre "colmare la notevole assenza", in politica, nell’informazione, all’Università, "di voci e di iniziative di leader cattolici, coerenti con le loro convinzioni etiche e religiose", capaci di "portare la luce del Vangelo nella vita pubblica, culturale, economica e politica". (segue)