Dopo il venir meno della "convinzione del primato culturale del marxismo", ha detto poi Ruini nella parte centrale della sua relazione, nei decenni più recenti "sono intervenute però novità importanti, non solo negli atteggiamenti dello spirito ma nei fatti della storia". Ha così sottolineato "l’emergere della nuova ‘questione antropologica’ e delle connesse problematiche di ‘etica pubblica’, a seguito di quegli sviluppi delle scienze e delle biotecnologie che hanno reso possibili interventi diretti sulla realtà fisica e biologica del nostro essere, come anche ai grandi mutamenti degli scenari mondiali, che hanno una loro data emblematica nell’11 settembre 2001 ma che riguardano assai più ampiamente il rapido affermarsi di grandi nazioni e civiltà sempre meno disposte ad accettare il predominio dell’Occidente". Ruini a questo punto ha parlato anche di "sviluppi di segno molto diverso, con un forte ricupero del senso religioso e con il declino dell’idea che la secolarizzazione sia un processo irreversibile, destinato a portare, se non alla scomparsa, all’irrilevanza della religione, almeno in Occidente e a livello pubblico. La ragione intrinseca di tale declino sta anzitutto nell’incapacità di rispondere, da parte di una cultura secolaristica, alle domande fondamentali e concretamente ineludibili sul senso e la direzione della nostra esistenza". (segue)