Di fronte alla critica moderna al cristianesimo, "che si conclude nella negazione della divinità di Cristo e dell’esistenza stessa di Dio, con la riconduzione dell’uomo a un semplice essere del mondo", sottolinea Ruini citando "la parabola storica che va da Hegel a Nietzsche", "il secolo XIX è anche il tempo nel quale il cristianesimo occidentale ha preso piena coscienza della radicalità di questa minaccia ed ha cercato di reagirvi", a partire dal Concilio Vaticano I e poi, più profondamente nel XX secolo, con il Concilio Vaticano II. Sviluppi positivi si sono avuti, a questo riguardo, nei "rapporti con le scienze empiriche e con le scienze storiche" sino a quello "delle relazioni tra la Chiesa e le istituzioni politiche. Su questi versanti – annota il cardinale – Benedetto XVI rileva che non mancano positivi sviluppi, come la maggiore consapevolezza acquisita dalle scienze empiriche dei limiti intrinseci ai loro metodi o come la percezione diffusa che escludere il contributo della religione dalla vita sociale e pubblica risulta dannoso per la società stessa e alla fine anacronistico". (segue)