"Motivare i loro seguaci ad incontrare gli altri sul piano della ragione e del mutuo rispetto, rimanendo nello stesso tempo fedeli a se stessi e al proprio credo". Questa, per Glendon, la sfida principale che le religioni devono accogliere, partendo dalla consapevolezza che tutti gli "sforzi a livello locale" sono "decisivi", poiché "le comunità religiose hanno un grande potenziale per aiutare a curare le ferite, a costruire ponti e a mettere insieme al bando gli estremisti che vorrebbero manipolare la religione per alimentare l’odio e la violenza". Da un lato, è l’analisi dell’esponente della Santa Sede, "le religioni sono state strumentalizzate per scopi politici", dall’altro gli "ostacoli" vengono non solo da "incomprensioni tra una fede e l’altra", ma anche da "uno scarso fondamento nella propria fede". Un "compito cruciale per i leader e gli educatori" è dunque quello di "trovare le risorse all’interno della propria tradizione per promuovere il rispetto e la tolleranza". Visto che, inoltre, "il pluralismo culturale religioso è un fatto", ha concluso Glendon, specialmente i giovani sono chiamati ad "andare oltre la semplice tolleranza", cominciando dai "piccoli luoghi" come la scuola, il vicinato, i posti di lavoro.