"Reclamare sicurezza per le nostre strade e le nostre case scrive Bonatti – è un diritto sacrosanto. Ma la sicurezza richiede un contesto amplissimo di legalità. Non basta chiedere più poliziotti, vigili urbani, carabinieri di quartiere per difenderci dalle aggressioni altrui, se non siamo noi i primi a esigere da noi stessi comportamenti legali: dal rispettare il codice della strada al rifiutare divertimenti rumorosi che disturbano la notte… Chi dice che «noi» siamo brava gente, e «gli altri» sono delinquenti non è ingenuo: è in malafede". Altra questione, per Bonatti, è l’"educazione": "Al cuore della questione c’è questa parola: senza l’impegno educativo, ogni discorso va in fumo. Nessuno di noi può abdicare alla propria responsabilità di cittadino, chiamarsi fuori quando si tratta di rispettare e far rispettare le leggi". Secondo Bonatti, "la svolta per la sicurezza comincia da noi stessi. Se i problemi della sicurezza in città risuonano con tanta forza nella nostra vita quotidiana come nell’opinione pubblica, è anche perché non siamo più così «sicuri» che i nostri comportamenti bastino a garantire la sicurezza stessa. La paura e il vuoto di valori conclude – sono due tipi di angoscia molto simili fra di loro: anche se a volte non riusciamo a riconoscere le somiglianze".