"Non tagliare il Paese in due, gettare dei ponti tra gli uni e gli altri, aprire possibilità di dialogo, per risolvere le tante difficoltà della società francese": la "vera incognita delle prossime settimane", per Durand, "sta nella capacità dei partiti e degli uomini politici francesi, a cominciare dal Presidente della Repubblica, di capire il messaggio profondo lanciato dal corpo elettorale al primo turno". "La posta principale del prossimo mese sarà l’elezione dell’Assemblea Nazionale che confermerà o meno le presidenziali", spiega l’esperto, perché "la Francia oggi ha un nuovo Presidente, ma resta in attesa delle prossime elezioni politiche fra una trentina di giorni". Bisogna vedere, dunque, "se la scelta del 6 maggio verrà confermata attraverso una maggioranza parlamentare di destra che permetta al Presidente di governare senza alleati, o lo costringa a ricercare l’intesa con altri; se il partito socialista riuscirà a scappare alla sua antica ed arcaica logica di unione delle sinistre, ormai problematica con un partito comunista a meno del 2%, ad aprirsi ad altri ceti ed a costituire un polo socialdemocratico moderno; se il nuovo partito di François Bayrou, il Movimento democratico, riuscirà a conservare il 18% del terzo candidato, e a pesare davvero sulla vita politica".