Secondo il card. Ossa, occorre "prendere coscienza della propria identità culturale e occorre anche difenderla non per rinchiudersi in se stesso bensì per disporsi ad un autentico dialogo interculturale. Da questo dialogo possiamo imparare molto se siamo capaci di tenere ferma la nostra identità e la nostra capacità di discernimento". Secondo il porporato dopo il Concilio, in America Latina si registrò in molti gruppi una forte radicalizzazione, a volte di carattere rivoluzionario, e ciò accadde anche tra gruppi cristiani molto importanti. Si potrebbe trarre come lezione che in questi casi la formazione insufficiente era evidente e che la forza interiore della Chiesa non era penetrata adeguatamente in molti cuori. Non si faceva forse ciò che invece si fa molto oggi, nell’ambito del laicato: formazione, catechesi, educazione sacramentale. Occorre però non dimenticare il ruolo preciso del laico chiamato per vocazione e missione a trasformare la società. Questo compito, in passato, è stato sottovalutato e oggi lo si nota". La Chiesa, ha aggiunto il card. Ossa, "vive un grande risveglio sia nella pratica sacramentale che nella catechesi e nella missione, soprattutto fra i giovani. Questa nuova realtà per noi pastori è una grande sfida: dobbiamo fare sì che abbiano quello che cercano".” ” ” “