CRISTIANESIMO E DEMOCRAZIA: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Circolano, anche nel sistema della comunicazione, buone, vecchie semplificazioni deformanti. Una di queste è legata al paradigma della secolarizzazione. È stata di recente schematizzata in questo modo, rilevando l’atteggiamento bifronte che buona parte dei commentatori sembra avere nei confronti della religione, a seconda se questa sia caratterizzata come cristiana o islamica: nel primo caso, si pensa a un’opinione, che non ha e non deve avere conseguenze pubbliche, mentre nel secondo si pensa a qualcosa che fanaticamente tiene insieme pubblico e privato, politica e religione. In entrambi i casi, è l’ideologia della secolarizzazione a stravolgere il fatto religioso, trasformato in religione secolarizzata (e, quindi, innocua perché depotenziata) oppure in fanatismo (necessariamente sanguinario). Tra questi riflessi condizionati del sistema c’è anche lo slogan per cui le religioni monoteistiche, dunque anche il cristianesimo, in particolare nella sua forma cattolica, possano essere un ostacolo alla "esportazione della democrazia". Che è come dire in fondo che una democrazia per funzionare ha bisogno di un ambiente culturale, ideale e morale "secolarizzato", in cui le religioni insomma siano ridotte a fatto privato. Il fatto è che questo comodo paradigma, che dall’Ottocento arriva fino alla seconda metà del Ventesimo secolo, e che abbiamo riletto di recente nella pagina delle Lettere del Corriere della Sera, non risulta più utile. Prima di essere eletto al soglio pontificio, nel discorso di Subiaco, il cardinal Ratzinger propose di rovesciare il paradigma. Propose, cioè, di operare "come se Dio ci fosse", in luogo di agire "etsi Deus non daretur". Lo ha ribadito nelle conclusioni della lezione magistrale di Regensburg, per cui diventiamo capaci di vero dialogo solo se ragione e fede si ritrovano unite in modo nuovo, solo se superiamo la limitazione autodecretata della ragione, da parte di un certo illuminismo, di fronte alle nuove, impellenti domande di senso di oggi e di domani. In questo senso si può dire che la Chiesa è presente nello spazio pubblico, nell’arena dell’interlocuzione pubblica, in forme nuove. Questo vale tanto più in Italia: è presente non per rivendicare spazi di potere o di influenza, ma per non fare mancare una voce, una prospettiva, che, centrata sulla persona, guarda al bene comune. E proprio al bene comune sarà dedicata la Settimana Sociale del prossimo ottobre. In questo senso si muove anche l’iniziativa delle famiglie per le famiglie del 12 maggio: è l’idea di partecipare laicamente al dibattito sullo sviluppo della democrazia, portando un contributo di principi e di valori, di esperienze di vita. E testimoniando così l’idea di una laicità aperta, che non si riduce a una impossibile neutralità rispetto ai valori etici, ma si confronta creativamente con il vitale contributo delle diverse identità culturali e dunque prima di tutto proprio della religione.