I calabresi "sono gente buona" e soprattutto in questi momenti "vogliono essere ascoltati"; vogliono "sentirsi rassicurati da chi è chiamato a guidarli" e "sentirsi protetti da chi svolge questo compito, perché non è abituata alla manifestazione violenta di un uomo che, annebbiato dall’odio, non riconosce il fratello e arriva ad alzare la mano contro di lui". È quanto afferma don Enzo Gabrieli, parroco di Mendicino (Cs) – in una nota che sarà pubblicata sul prossimo numero del SIR – dopo l’uccisione, nei giorni scorsi di una coppia di anziani nella loro abitazione da parte pare – di un cittadino rumeno. Questo "efferato" delitto aggiunge il sacerdote del centro calabrese alle porte di Cosenza – ha lasciato la cittadina "sotto shock": la terra calabrese, già "segnata da tante difficoltà e da un clima pesante di criminalità, non è però abituata a fatti simili, dove la mano di Caino si alza sul fratello inerme. I cittadini non riescono ad accettare il gesto violento, che secondo gli inquirenti sarebbe stato compiuto per un debole movente". Per don Gabrieli, la gente vuole "riacquistare la speranza, recuperando serenità, ma ci sono tasselli di violenza che rischiano di gettare nella paura soprattutto chi vive solo, perché ha figli emigrati fuori dalla cittadina". (segue)