Dopo sessant’anni dalla loro costituzione queste Regioni, secondo il costituzionalista, a causa anche dei mutati sistemi istituzionali, dovrebbero "mutare il loro assetto giuridico": una mutazione "naturale al di là di alcuni timori delle classi politiche locali". Per De Siervo, le ragioni della "specialità" di queste Regioni devono "rivivere nel diverso assetto del regionalismo italiano, senza arroccamenti su istituzioni desuete o su caratteristiche che erano tipiche del regionalismo di sessant’anni fa". La classe politica italiana ha proseguito – "attenta ai profili economico-sociali" è "povera" sul piano della "conoscenza effettiva dei fenomeni istituzionali". Ciò ha concluso può aiutare a spiegare "gli improvvisi e singolari mutamenti degli anni più recenti quando si è cominciato a parlare di federalismo senza un minimo realistico riferimento a cosa sono davvero i moderni Stati federali, con le loro enormi differenze, rispetto alle istituzioni da noi esistenti, in termini di competenze, di mezzi finanziari e di apparati".