"Il perdono richiede certamente dei tempi per ‘metabolizzare’ la grave sofferenza provocata dal male subito, ma sta davanti a noi come l’unica strada possibile per guarire le ferite delle persone e ricomporre le fratture della nostra società". Così mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, commenta al Sir la reazione di alcuni dei presenti al funerale di Vanessa Russo, la giovane di 23 anni morta giovedì scorso, dopo essere stata colpita ad un occhio con un ombrello da una coetanea romena, in una stazione della metropolitana di Roma. Durante le esequie della ragazza, che si sono svolte questa mattina nella chiesa romana di Santa Felicita e figli martiri, uno dei celebranti ha invocato il perdono; appello al quale dalla folla alcuni hanno risposto: "No, mai, mai". Un gesto opportuno, quello del sacerdote? "Se noi cristiani aspettassimo sempre i momenti adatti, come potremmo essere provocatori di una bontà superiore? Come potremmo suscitare una riflessione?" replica mons. Sigalini, chiarendo che "un cristiano non si ribella; fa, sì, fatica a capire, ma si domanda perché non è capace di perdonare e che cosa gli manca per farlo, soprattutto che tipo di giustizia vuole". (segue)