EUROPA, 50 ANNI: CONGRESSO COMECE; MONS. VAN LUYN, "L’UE NON È FINE A SE STESSA"

"Siamo qui al centro della Chiesa universale – ha detto mons. Adrianus van Luyn, presidente della Comece, a conclusione della messa celebrata ieri a S. Pietro, ultimo atto del congresso promosso dalla Comece nella capitale per il cinquantenario dei Trattati di Roma -, non tanto una metafora della linea ascendente verso il trascendente come nelle cattedrali, ma piuttosto della linea discendente, della carità misericordiosa di Dio verso il suo popolo". Per mons. van Luyn, la grande cupola di San Pietro rievoca "una tenda che raccoglie e protegge tutta l’umanità". Infatti, "Dio, che ama tutti gli uomini senza distinzione, desidera raccogliere tutti nella sua casa". Mons. van Luyn ha, quindi, invitato a non scoraggiarsi: "Dio è più grande dei nostri pensieri e progetti; perciò l’Europa unita non è fine a se stessa, ma mezzo per unire l’umanità intera nella diversità". "Con questa fede e speranza – ha concluso – torniamo alle nostre Chiese locali più che mai disposti ad impegnarci con tutte le nostre forze per la riconciliazione e l’unione tra i popoli e le nazioni, incarnando i valori umani fondamentali del nostro occidente, aprendo pure delle prospettive feconde per gli altri continenti, dando il nostro contributo responsabile alla civiltà dell’amore nel mondo e alla costruzione del regno di Dio di giustizia, di amore e di pace".