Pöttering, nella sua relazione, ha reso omaggio al popolo polacco, auspicando che esso non dimentichi "che fu la Polonia ad avviare la grande svolta" in Europa, e in particolare Giovanni Paolo II. "Non furono il comunismo o il nazionalsocialismo ad imporsi: entrambi volevano creare nuove persone, ed entrambi hanno fallito", ha ricordato. La dichiarazione di Berlino, secondo il presidente del Parlamento europeo, va firmata "poiché rappresenta un impegno per ciò che vogliamo fare a livello di globalizzazione, mutamenti climatici e dialogo tra le culture". Sotto quest’ultimo aspetto ha sottolineato la necessità di una "tolleranza reciproca", ossia il rispetto per gli altri ma con la possibilità che ciascuno possa vivere ed esprimere la propria fede. "Per poter riuscire, il dialogo deve basarsi sulla reciprocità", sulla verità e non può tacere determinati argomenti. Pöttering ha altresì ribadito il suo impegno "per l’unità del continente" e dell’Europa, e ha rivolto un appello ai cristiani e ai cattolici affinché si adoperino in tale direzione, ponendo "al centro il concetto del rispetto della solidarietà umana".