"50 anni fa, quando nasceva la Ue, c’era la guerra, e oggi celebriamo il lungo periodo di pace e fratellanza nel vecchio continente". Così si è espresso mons. Adrianus van Luyn, presidente della Comece, all’apertura del congresso "Valori e prospettive per l’Europa di domani. I 50 anni dei Trattati di Roma", promosso dalla stessa Comece a Roma, da oggi fino a domenica. Secondo mons. Van Luyn è stato "importante, oltre alla creazione del mercato comune, anche il cammino nel campo etico". "Ora però l’Europa passa un momento difficile ha sottolineato – e viene naturale chiedersi, come cristiani, che contributo possiamo dare", ricordando che "l’Ue ha un’identità spirituale e culturale" e che sarebbe fondamentale superare gli egoismi nazionali ricordando quei valori comuni universali. Secondo mons. Van Luyn tre sono i pericoli nel dibattito sui valori: "Dimenticare la fonte dei valori che è la Chiesa, trascurare la solidarietà e cadere nell’autocompiacimento". Il presule si è poi soffermato sul tema delle radici cristiane, il cui richiamo non è "un’offesa per le altre religioni, perché tacere significa escludere il cristianesimo". "I padri dell’Europa erano consci dell’eredità cristiana – ha concluso – e la Chiesa ha il compito di esprimere la sua opinione, che non può costituire ingerenza politica".