"I Paesi membri dell’Unione europea devono avere il coraggio di comunitarizzare di più le loro economie", ciò per evitare "il rischio di restare schiacciati da una parte dalla globalizzazione e dall’altra dai risorgenti nazionalismi". Loukas Tsoukalis, presidente della Fondazione ellenica per gli affari esteri, nel suo intervento al convegno per il cinquantesimo dell’Ue in corso a Fiesole, ha insistito sulla necessità di "far crescere la competitività e l’occupazione" nell’Europa comunitaria. Tsoukalis ha espresso dubbi sul fatto che in un mercato integrato le politiche fiscali possano rimanere di esclusiva competenza nazionale (invocando poi un’imposta comunitaria per "sostenere il magro bilancio Ue"); "ma è certo ha aggiunto che mentre abbiamo una politica monetaria centralizzata, non disponiamo di un vero governo dell’economia" e questo è "un punto debole" sullo scenario interno e internazionale. Dal canto suo Jean-Paul Fitoussi, dell’Istituto di studi politici di Parigi e presidente dell’Osservatorio francese sulle congiunture economiche, ha ricordato che l’Unione "è l’economia più grande al mondo". "Ma se negli ultimi dieci anni il Pil europeo è cresciuto del 36%, quello Usa è aumentato del 60% e quello asiatico complessivamente del 174%". (segue)