Il Governo di unità nazionale palestinese "costituisce il logico completamento degli accordi tra Fatah e Hamas", varati alla Mecca un mese fa, e pone "in un vicolo cieco" il tentativo "pervicacemente sviluppato in tutti questi mesi dai governi degli Usa e di Israele, di spingere Fatah alla prova di forza contro Hamas, estromettendo la formazione islamica dal governo e ricorrendo a elezioni anticipate". I recenti sviluppi della crisi interpalestinese vengono così commentati da Janiki Cingoli, direttore del Cipmo (www.cipmo.org), il Centro italiano per la pace in Medio Oriente. Secondo Cingoli, "il nuovo Governo consentirà, almeno per qualche tempo, di porre fine allo scontro interno, e di avviare un’azione di ripristino della legalità e di ricostruzione della disastrata economia palestinese". Per questo, auspica, "sarebbero necessarie la fine dell’isolamento internazionale, deciso dopo la vittoria di Hamas alle elezioni di un anno fa, e la ripresa degli aiuti internazionali. Le tre condizioni poste dal Quartetto, riconoscimento di Israele, fine della violenza, riconoscimento degli accordi pregressi, non sono pienamente accolte dagli accordi di governo. Solo il terzo punto è in qualche modo richiamato, dato che il nuovo Governo si impegna al rispetto di tali accordi che contengono tuttavia sia il riconoscimento della Stato ebraico che la rinuncia alla violenza. (segue)