"Cari fratelli gay, il vostro recente raduno a Roma ha lasciato amareggiate le persone di buon senso": si apre così la lettera "Fratelli gay, rispettate il Papa" che il vescovo di Vittorio Veneto ha scritto sul settimanale diocesano "L’Azione" oggi in edicola. "Quando un’adunata qualsiasi non esita a ricorrere al vilipendio e alla parodia nei confronti di un bersaglio mirato, per di più indifeso, che nel caso specifico si identifica con Papa Benedetto e con i vescovi italiani, vuol dire che è incapace di rapportarsi civilmente", scrive mons. Giuseppe Zenti, aggiungendo che "emblemi, insegne episcopali come maschere carnascialesche e, soprattutto, l’allucinante scritta allusiva ‘Maledictus XVI’ ci offendono e ci addolorano". Dopo aver ricordato che è dovere della Chiesa difendere "la famiglia monogamica e fedele fondata sul matrimonio", il vescovo Zenti sottolinea che da parte della Chiesa "non vengono mai espressi giudizi perentori sotto il profilo della soggettività morale, benché non ci siano esitazioni nell’affermare di dissentire dalla modalità di convivenza affettiva sessuale" di tipo omosessuale che "non risponde al progetto di Dio sull’umanità". A questo riguarda dice poi che l’omosessualità "non è effetto fatale di una natura a voi toccata in sorte, ma di fatti indotti. Tutti da vagliare. E, possibilmente, da invertire nella rotta".