In occasione della presentazione del suo libro "Hezbollah, il partito di Dio, del terrore e del welfare", l’inviato del quotidiano "Il Giornale" Gian Micalessin ha discusso, ieri all’Università cattolica di Milano, con Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali, e Riccardo Redaelli, docente di Storia delle civiltà e delle culture politiche alla setssa Università, del ruolo di Hezbollah nella crisi libanese della scorsa estate e di quello della missione militare Unifil (Risoluzione Onu n. 1701 dell’11 agosto 2006). Gian Micalessin ha ricordato che Hezbollah "è stato il primo movimento in Medio Oriente a sfruttare il terrorismo suicida per fini politici"; inoltre "ha guadagnato la fiducia delle popolazioni sciite povere e emarginate nel sud del Paese attraverso la costruzione di scuole e ospedali in zone periferiche". Così Hezbollah è diventato dominatore incontrastato nel sud del Libano dopo il ritiro unilaterale di Israele nel maggio del 2000 e fino allo scoppio del conflitto la scorsa estate. Per quanto riguarda la missione italiana in Libano Riccardo Redaelli ha ricordato che "aveva degli obiettivi minimi: impedire il riesplodere delle violenze e agire come cuscinetto tra Israele e Libano", mentre Parsi ha detto che "non si può sempre parlare di peace keeping riguardo alle nostre missioni militari all’estero".