Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
Speranza e fiducia sono la nota comune, il filo rosso, con cui si conclude la presidenza della Cei del cardinal Ruini e si apre quella di mons. Angelo Bagnasco. Grande fiducia "per il futuro della Chiesa in Italia e quindi anche per il bene di questa nostra gente e del Paese", per "annunciare al mondo la speranza cristiana". Se c’è una certezza nella transizione infinita dell’Italia tra i due secoli è anche sull’impegno della Chiesa e dei cattolici. Per carità, senza alcun trionfalismo e senza alcuno di quei sottintesi immediatamente politici che tanto pure appassionano il piccolo dibattito: è un dato di presenza radicata nella vita concreta, nell’ethos collettivo, che, anche nelle sue dimensioni sociali ed istituzionali, richiama al grande e permanente impegno dell’annuncio, della testimonianza, dell’evangelizzazione, cioè dell’impegno prioritario di "comunicare il Vangelo in un mondo che cambia". Che è (ancora) una cosa capace di tenere insieme, di fare popolo, sia pure con tutte le tendenze alla frammentazione, alla disgregazione, alla crisi che attraversano la nostra società. Il convegno ecclesiale di Verona ha confermato un percorso ormai consolidato e nello stesso tempo invita a guardare più avanti e più in profondità, ad interloquire in una parola con il dibattito in corso sull’orientamento della nostra società. Con la ulteriore sottolineatura che l’Italia può essere un laboratorio esemplare. Lo sottolineava Giovanni Paolo II e lo ha ribadito con convinzione Benedetto XVI. La presidenza Ruini lo ha sviluppato con lungimiranza. La nostra società non può più vivere di rendita sulla sua tradizione e sulla sua identità: si tratta di un patrimonio ormai concretamente a rischio consunzione. E’ un dato che interpella profondamente a proposito della presenza e del ruolo della Chiesa e dei cattolici, che diventa un concreto servizio. In questo spirito di servizio appassionato e disinteressato oggi o più esattamente nella prospettiva decennale che Verona ha aperto è richiesto qualcosa di più, di lavorare sull’agenda, cioè di lavorare, la Chiesa e i cattolici italiani, sull’ordine del giorno delle priorità del Paese, nell’incrocio di due questioni strategiche, che possono avere i nomi convenzionali di questione antropologica (chi è l’uomo e qual è il suo futuro) e questione geo-politica (come si articola il mondo e quale ruolo hanno le religioni). Tutto questo non può non generare un clima di fecondo dialogo, di sereno contributo, con tutti. Ne consegue che viene rilanciato l’impegno, che risalta oggi, con sicuro riferimento al magistero del Papa, di andare alla radice e giocare fino in fondo, con fiducia ed apertura, con fermezza e determinazione, la sfida del futuro: il disegno che monsignor Bagnasco ha lucidamente delineato, con serenità e chiarezza.