Un "progetto terra" per lo sviluppo del Nord della Bosnia, che possa portare frutti "anche quando la Caritas italiana non sarà più presente". È una delle iniziative che l’organismo pastorale della Cei sta portando avanti nel Paese balcanico. "Il nostro primo obiettivo è capire tutti i bisogni delle persone: dalla sicurezza allo sviluppo sociale, all’integrazione delle famiglie e dei giovani, che sono tornati dopo la guerra in un territorio dove era scomparsa ogni traccia del loro passato" spiega al SIR Daniele Bombardi, responsabile di Caritas italiana in Bosnia ed Erzegovina. Il progetto prevede "un sostegno alle famiglie marginalizzate: rifugiati, profughi, minoranze". "Tutti questi precisa in una situazione occupazionale già precaria hanno ben poche possibilità di trovare un lavoro; possono però ricavare il necessario alla sussistenza se coltivano un loro pezzo di terra". Ad essi mancano, però, "i mezzi o la formazione, magari perché non si sono mai occupati di agricoltura fino ad ora". Il progetto, cofinanziato da Caritas e Ministero italiano per gli affari esteri, prevede pertanto "attività di sostegno e di formazione" e la creazione di "una rete che possa andare avanti da sola, mettendo in collegamento tutti gli attori interessati: le famiglie, le istituzioni, le grandi aziende alimentari". (segue)