"Ai nostri giorni aggiunge fr. Emile le analisi non mancano. Ciascuno sa ciò che cosa si dovrebbe fare per vivere diversamente, per non cedere alla tentazione del ripiegamento. La denuncia non è più sufficiente. Come non lo è più l’esortazione. Il contesto attuale mette in rilievo questioni vitali: come si può risvegliare volontà indebolite e facilmente portate allo scoraggiamento? Come ridare peso agli atteggiamenti di speranza, apertura e fraternità? E’ cercando di dare una risposta a queste domande, che fr. Roger ha concepito gli incontri europei dei giovani, più di 30 anni fa. Di città in città, questi incontri hanno costruito nel tempo una parabola di speranza nel mondo". Il giorno prima di morire, fr. Roger aveva cominciato a scrivere la consueta "Lettera" che ogni anno inviava ai giovani. Rimasta incompiuta, iniziava così: Vi lascio la pace, vi do la mia pace»: qual è questa pace che Dio dona? Prima di tutto è una pace interiore, una pace del cuore. È quella che permette di volgere uno sguardo di speranza sul mondo, anche se spesso è lacerato da violenze e conflitti.