Per il direttore del Cipmo viene così "superata la Road Map, il collo di bottiglia che l’aveva paralizzata: mentre in essa l’adempimento delle misure di fiducia, previste nella prima fase, era preliminare all’apertura dei negoziati finali, previsti nella terza, ora le due componenti sono destinate a viaggiare in parallelo, anche se la implementazione dell’accordo finale è subordinata al raggiungimento degli obiettivi previsti per la prima fase. Della seconda fase, che prevedeva la creazione di uno Stato palestinese entro confini provvisori (che i palestinesi temevano potessero divenire definitivi), per ora non si parla più". L’altro aspetto rilevante, prosegue, "è il rafforzamento del quadro arabo di accompagnamento. La fragilità palestinese e il sostanziale superamento della Road Map rendono evidente che l’unica proposta sul tappeto è il Piano arabo di pace". "Quanto ai palestinesi conclude Cingoli è evidente che subito dopo Annapolis la ricomposizione della frattura con Hamas è destinata a tornare alla ribalta. Un accordo solo con Al Fatah sarebbe scritto sulla sabbia. Non si può creare uno Stato palestinese senza Gaza. Israele dovrebbe prenderne atto evitando di minacciare lo stop dei negoziati se i palestinesi arrivassero a ripristinare gli accordi della Mecca e a ricostituire un Governo di unità nazionale che la comunità internazionale non dovrebbe boicottare".